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Telelavoro, dipendenti a casa per il coronavirus



Smart working, lavoro agile: è la nuova parola d'ordine che si sta diffondendo in Lombardia e in tutte le zone sotto sorveglianza per via del coronavirus.

Grandi aziende e amministrazioni pubbliche (a cominciare dal Comune di Milano) stanno adottando questa forma di flessibilità che consente di restare in collegamento con l'azienda pur restando a casa. Una modalità adottata, praticamente da tutte le grandi banche e le assicurazioni con sede a Milano: da Unicredit a Banca Intesa, da Generali ad Allianz.

Oggi si è aggiunta l'Eni che ha attivato lo smart working al quartier generale di San Donato Milanese. Poi naturalmente ci sono le imprese che invece continuano a lavorare normalmente. Per esempio Salini Impregilo conferma che i lavori in Italia sia al nord che al sud non si fermano, In particolare nei cantieri più grandi come ad esempio la metro 4 di Milano, il Terzo Valico dei Giovi.

A Genova la maestranze sono al loro posto ventiquattr'ore per completare nei tempi previsti il ponte che sostituirà il Morandi crollato un anno e mezzo fa. Un ritmo che viene garantito anche in questi giorni di allerta in molte città italiane, in cui Salini Impregilo conferma di aver preso tutte le misure necessarie per i suoi lavoratori, senza pregiudicare le attività in cantiere.

Turismo e commercio sono settori che non possono ricorrere allo smart working e subiscono gli effetti della paralisi. Secondo Confesercenti l'emergenza coronavirus rischia di avere un impatto elevatissimo sull'economia con una perdita di circa 3,9 miliardi di consumi. L'associazione dei commercianti parla di "una stima conservativa, basata sull'ipotesi di una crisi limitata". La frenata dei consumi, afferma l'associazione, avrà conseguenze pesanti sul tessuto imprenditoriale: potrebbe portare alla chiusura di circa 15mila piccole imprese in tutti i settori, dalla ristorazione alla ricettività, passando per il settore distributivo ed i servizi. L'impatto sull'occupazione potrebbe superare i 60mila posti di lavoro. La situazione è particolarmente grave nel turismo: "il comparto - afferma Confesercenti - è già in zona rossa, con le attività ricettive travolte da un diluvio di disdette, e la stagione primaverile, che vale il 30% circa del fatturato totale annuo del turismo, appare seriamente compromessa, con la prospettiva di ulteriori danni per alberghi e b&b, ma anche bar, ristoranti e attività commerciali".

Le imprese che più facilmente hanno potuto utilizzare lo smart working sono state banche e assicurazioni. Intesa Sanpaolo ha disposto la chiusura delle filiali nell'area 'rossa', offrendo ai dipendenti dei comuni isolati "permessi retribuiti" o la facoltà di lavorare da casa, stesse misure adottate anche da Banco Bpm. Zurich ha chiesto di lavorare in smart working ai dipendenti di Milano, Brescia, Modena, Rimini, Padova e Torino anche se non ci sono casi di contagio tra i dipendenti. Le riunioni vengono ripianificate e trasformate in conference call, e le trasferte sospese. I primi a muoversi in questa direzione sono stati Leonardo e Pirelli. Nelle tlc Vodafone ha ulteriormente intensificato le misure di controllo e prevenzione con il telelavoro per i dipendenti delle sedi di Vodafone Village di Milano, Padova e Bologna. Così farà anche Wind Tre che ha inoltre raccomandato lo smart working a chi lavora in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Friuli Venezia Giulia. Armani che domenica ha sfilato a porte chiuse, chiude per una settimana gli uffici di Milano e le sedi produttive che si trovano in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Trentino e Piemonte. Gucci ha invitato i propri dipendenti invitandoli a limitare le trasferte, preferendo modalità di comunicazione a distanza, come le video-conference. Tod's ha preferito optare per smart working e limitazione delle trasferte per qualche giorno. In Fca e Cnh Industrial invece l'attività nelle fabbriche riprenderà regolarmente, con massima attenzione ai luoghi più affollati nelle fabbriche come le mense.

 

Messa alla prova la sicurezza del lavoro a distanza

Certamente con il lavoro a distanza si aprono scenari complessi per la protezione dei dati come fa notare Acronis, tra i leader mondiali nella cyber protection, in un comunicato. “Molte imprese si rivolgono alla videoconferenza, alla sincronizzazione e alla condivisione dei file e ad altre soluzioni di lavoro a distanza. Il mercato globale della sincronizzazione e condivisione dei file aziendali dovrebbe raggiungere 24,4 miliardi di dollari entro il 2027 rispetto ai 3,4 miliardi del 2018”. Il fatto è, prosegue la nota, che adesso “le aziende devono implementare questa tecnologia in modo che i dipendenti possano lavorare da casa e al contempo accedere e trasferire i dati in modo sicuro e protetto.

Mentre alcuni datori di lavoro temono che il lavoro a distanza crei un calo delle prestazioni dei dipendenti, oggi la preoccupazione maggiore è  - in realtà – quella di mettere in sicurezza i dati. Per ciò che concerne la rete aziendale, i team IT possono facilmente proteggere i dispositivi dei professionisti, ma ciò diventa molto più difficile da fare quando un dipendente accede al sistema dall'esterno della rete.

Al di fuori della rete aziendale, i dispositivi sono facilmente soggetti agli attacchi di terze parti e di criminali informatici. Attaccare questi endpoint non tutelati può rivelare ai criminali informatici le credenziali di accesso del dipendente, creando così ai medesimi un varco per accedere al sistema delle società o persino per utilizzare il virus informatico per bloccare i dati aziendali”.

 

(estratto da rainews.it)