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La felicità al lavoro esiste, ecco la chimica delle emozioni



Ridisegnare l'approccio al mondo lavorativo e scolastico, facendo leva sul benessere psicofisico, in grado di migliorare le performance di ciascuno di noi. A spiegarlo un manuale che raccoglie e racconta storie di successo nel nostro paese.

NON è un'utopia: il benessere al lavoro è una realtà sempre più consolidata, anche in Italia. E per numerose aziende rappresenta oramai un vero e proprio investimento, con tanto di corsi - dai temi come "Positive Business" o "Happiness Management" - che spiegano come perseguire questo obiettivo. Un libro, La scienza delle organizzazioni positive. Far fiorire le persone e ottenere risultati che superano le aspettative (Franco Angeli, 2018) approfondisce questo argomento, con l'intento di far riflettere sulla necessità e possibilità di ripensare il sistema, trasformandolo in "un'organizzazione positiva". 

"Ciò che distingue un'organizzazione positiva da un ambiente organizzato convenzionale – spiega Veruscka Gennari, autrice del volume insieme a Daniela Di Ciaccio, con la quale dal 2014 ha fondato 2BHappyAgency, una società italiana che diffonde questo nuovo sistema dei modelli organizzativi - si basa su un concetto semplice, ma fondamentale che riguarda il vantaggio della chimica della positività, un tema ormai sdoganato nel mondo, e supportato dalla letteratura scientifica e manageriale. Le neuroscienze, la fisica quantistica, ma anche la biologia molecolare e l'economia stanno arrivando infatti alla stessa conclusione, con dati e numeri alla mano, dimostrando come la cultura della positività possa farci raggiungere risultati che superano le aspettative in qualsiasi contesto: dalla produttività ai profitti nel lavoro, dalla creatività a un migliore apprendimento nelle scuole. Le nostre emozioni e le nostre azioni sono il risultato di quello che accade all’interno del nostro organismo: funzioniamo meglio se produciamo ormoni positivi come endorfine, dopamina, serotonina".

(da repubblica.it)